L'inverno a tavola

giovedì 12 febbraio 2015










Piccole idee per una perfetta tavola invernale. Materiali semplici e gesti antichi si fondono su una tavola dal sapore invernale. Basta un gomitolo di lana, qualche pigna, una piantina grassa, delle candele, il tutto distribuito su una tavola apparecchiata con tessuti ed accessori interamente Blanc Mariclò, per una perfetta mise en place di naturale eleganza. 

Idee semplici e veloci, DIY di grande effetto, soluzioni creative per decorare le vostre tavole e ricevere con stile e fantasia. Sono i nuovi video tutorial targati Blanc Mariclò, dedicati all'arte della tavola e a progetti décor fai-da-te, realizzati in collaborazione con le deliziose blogger Damigella Chicca e La Weddy e le videocamere di Infraordinario Studio.

Per scoprire come realizzare una tavola invernale dal tocco country chic, seguite su Youtube il video tutorial di Blanc Mariclò:





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© 2015 Blanc Mariclò
Progetto a cura di Damigella Chicca e La Weddy
Immagini Infraordinario
Tutti i diritti riservati/All rights reserved 

La torta ballerina

mercoledì 29 ottobre 2014


Non c’è niente da fare la torta Pavlova è senza dubbio la mia torta preferita. La preparo quando voglio stupire i miei ospiti perché è molto bella e scenografica. La sola vista scatena le papille gustative che inondano le fauci golose di abbondante acquolina: chi non vorrebbe tuffare la faccia in quel trionfo di panna, meringa, frutta? Irresistibile! La Pavlova conquista i palati appassionati di dolci dolci e allo stesso tempo li stupisce con le note acidule della frutta. Fa crunk quando mordi la meringa e floff quando la panna montata invade la bocca con la sua sofficità. I mirtilli, i ribes, le fragoline danzano tra dente e dente fondendosi in un boccone delizioso che lascia alla fine la voglia di ricominciare: crunk, floff, gnam! Che gusto e che godimento. 


Il piacere inizia già quando la prepari. Pochi gli ingredienti, facile il procedimento eppure, la torta Pavlova riesce solo a chi segue con precisione maniacale il procedimento pesando con accuratezza, tenendo fede al tempo che “… comunque vadano le cose lui passa …” ma certamente lo puoi calcolare e tanto più rispettare. Allora l’esecuzione della torta Pavlova assume l’incanto di una danza ogni gesto calibrato, ogni passaggio misurato e la difficoltà è nascosta nel risultato e io mi sento pronta ad eseguire il virtuosismo culinario proprio come la ballerina russa che dall’alto delle sue punte incantò lo chef australiano che inventò la torta dedicandola all’eterea Pavlova.



La ricetta la conservo qui nel mio speciale ricettario dove tengo tutte quelle che ho provato e che mi piacciono. È una delle mie torte preferite la Pavlova, molto bella e soprattutto buonissima che amo preparare quando ho ospiti per poi raccontare, ogni volta, la sua storia affascinante. Ricordo che a farmi conoscere la torta Pavlova è stata una mia cara amica appena tornata dall’Australia. È il dolce nazionale là e anche se la Nuova Zelanda ne rivendica la paternità, la mia amica mi ha garantito che non c’è australiano che non sia certo che a crearla sia stato proprio un pasticcere “aussie” innamorato di una ballerina russa. Pavlova era in tournée in Australia, quando lo chef la vide esibirsi rimase rapito e quale gesto d’amore migliore per un pasticcere se non creare un dolce da dedicare all’amata? La torta Pavlova è bella, dolce, leggera, fresca così come la ballerina era apparsa agli occhi del cuoco… 


A me piace prepararla soprattutto con i frutti di bosco: la meringa molto dolce ha bisogno delle note fresche e acidule del ribes, delle more e dei mirtilli per dare il meglio di sé e il gusto rotondo e della panna dà risalto all’insieme. Al palato, la croccantezza della meringa, la consistenza morbida della frutta, la panna soffice danzano con l’eterea Pavlova.


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A cura di Francesca Garavini
Parole Paola Conficoni
Tutti i diritti riservati/All rights reserved 

L'inchino

lunedì 29 settembre 2014


AutunnoGustave Flaubert mi ricorda che siamo entrati nella “stagione che si addice ai ricordi”. Sono i mesi che salutano il caldo e accolgono chi ama la montagna.  


Le mie montagne sono gli Appennini, un luogo denso. 

Le parole dell’antica Grecia, tra i profumi del muschio e i frutti della Natura, trovano spazio qui. I ricordi: è il nostos, il viaggio di ritorno a casa, nella mia patria. Nella mia matria, la patria-mamma. 

Il bosco è un paradiso: si cammina piano, e si guarda la terra. Lo sguardo è sempre rivolto lì. Il bosco in questa stagione è un inno alla lentezza, allo sfogliare quei ricordi amati da Flaubert. 

La Natura non chiede mai: dona. Dona i suoi frutti: erbe, funghi, bacche. Mi muovo tra le felci, senza fretta. Avvicino il naso a un fiore, appoggio le dita sul muschio, le sfrego sulla corteccia di un castagno, ascolto i richiami degli uccelli. Attraverso il bosco e i suoi segreti con passo sicuro, al ritmo confuso di un cuore grande ma malandato. Forse mi dovrei fermare. Se dovesse incepparsi di nuovo, vorrei che fosse qui.

Tra i sassi e le foglie del sentiero, un cerbiatto e una lepre, poco più in là, osservano immobili, con il muso inclinato, il divenire. Per qualche istante, gli sguardi incerti s’incrociano come in una scena del vecchio West, una di quelle fra buoni e cattivi. 

La Natura, come ricorda Il piccolo Principe di Antoine de Saint-Exupéry, ha bisogno di riti. E io, che la vivo da oltre 70 anni, accolgo queste sue parole che non hanno scrittura né suono: è un dialogo silenzioso, fatto di gentilezza, di profondo rispetto. 

I suoi frutti, per essere raccolti, chiedono un inchino. 

È un gesto che nasce in mezzo al verde, al giallo e al marrone. E che, dopo un lungo camminare, mi sussurra una parola greca: algos. Sento il desiderio di fare ritorno. Ritorno alla mia città, Forlì. Quel rito iniziato in quota scende a livello del mare, ai miei affetti. A mia figlia. 

Il mio rito - che oggi viene accompagnato da un bastone di legno, un sostegno naturale che mi sa dare equilibrio - è raccolto in un cestino di funghi, mirtilli, ribes, more e lamponi. Sono i sapori della vita che non ha fretta. Sono le parole che non ho mai detto. 

Nella stagione che “si addice ai ricordi”, vorrei raccontare ancora una volta a mia figlia una fiaba: quella di Pollicino. 

Al posto delle briciole di pane, ci saranno queste lacrime rosse e nere, e questi profumi. Vorrei che le indicassero la direzione. Vorrei che la accompagnassero verso la sua casa, il suo domani…


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Progetto a cura di Francesca Garavini
Immagini Infraordinario
Tutti i diritti riservati/All rights reserved 
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